giovedì 8 aprile 2010

Il successo secondo Gaber

Il successo

di Giorgio Gaber - Luporini

Purtroppo l'unica vera aspirazione degli uomini degli anni '90 è il successo. D'altronde è comprensibile. Il successo significa da sempre avere la stima degli altri, il riconoscimento dei propri meriti e delle proprie capacità.

Ma il successo degli anni '90 ha una sua caratteristica: quella di coincidere totalmente con la popolarità. Uno ha successo solo se è popolare.
E dato che i gusti della gente sono imprevedibili, uno può essere popolare perché è bello, perché è simpatico, perché è bravo... no, non perché è bravo... perché è buono, perché è patetico, perché è demenziale, perché è bravo... no, non perché è bravo... perché è ridicolo, perché è viscido, perché è antipatico... ma non perché è bravo... perché magari fa schifo. E la gente per la strada lo riconosce, lo ferma, e gli dice: "Complimenti, lei è il più schifoso!"
Nessuno, nessuno è esente da questa febbre di popolarità. A parte quelli che si esibiscono per professione che a questo punto sono diventati i più riservati, il campionario degli aspiranti è praticamente infinito: impiegati, piccoli artigiani, consiglieri comunali, mamme di tossicodipendenti, preti, pornostar, scienziati, magistrati, giornalisti, ministri e presidenti della repubblica, e anche papi. Tutti, tutti vorrebbero la prima pagina del Time's.
Non ha importanza la qualità delle cose che fai. L'importante è farsi conoscere. E questo è un bel vantaggio per le giovani generazioni che dovevano occuparsi della loro formazione per diventare seri, preparati, uomini di pensiero. Ma quale pensiero! La vera formazione professionale è quella che ti apre le porte per andare da Maurizio Costanzo, da Gerry Scotti, da Frizzi, da Bonolis, Castagna, dalla De Filippi e da Magalli. E anche da Marzullo... sottovoce.
E quando torni a casa tutti ti sorridono, ti guardano con curiosità, forse con ammirazione; tu senti di avere più potere, più fascino, e avverti subito negli occhi delle ragazze una luce strana che ti fa capire le enormi possibilità di affermare il tuo gene egoista. Cioè di scopare.
La popolarità quindi non richiede oggi una particolare genialità, anche se l'intelligenza non è un impedimento. Però dal panorama dei personaggi più famosi si arriva tristemente alla conclusione che per avere successo è meglio essere un po' cretini. Cretini, ma popolari. D'altronde non esistono che due possibilità: o sei un cretino conosciuto, o sei un cretino qualsiasi.

http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=300

venerdì 13 febbraio 2009

Dio c'è! Lo dice la pubblicità!

Muhaua scusate ma certe cose mi fanno morire dalle risate..
A che livelli siamo arrivati.. campagne di propaganda religiosa e anti-religiosa.. se qualcuno mi spiega che senso hanno..

giovedì 12 febbraio 2009

domenica 28 settembre 2008

boNObo poWa

Oblio
tutto si sconvolge,
suoni odori e sensazioni turbinano in centrifughe di colore
ogni strato esistenziale si squarcia per accogliere il proprio fratello, in un trambusto di percezioni e gesti.
E se azione e pensiero, offesa e riflessione fossero saldati assieme al punto di costituirne una matrice indissolubile, assolutamente dipendente e nefasta per ogni suo elemento? E se bastasse peccare in una singola sfera di tale miscela variopinta, di fumi e riflessioni, per essere irrimediabilmente condannati nei singoli reami separati della realtà? Se fosse possibile subire il carico di colpe commesse solo in sguardi ma mai agite.. sarei reo, assassino.
Non c'è nulla di interessante in tutto ciò.

domenica 27 luglio 2008

parole vuote

Amo il sapore ovattato del silenzio
la fredda aria che sferza sul volto, brividi di gelido cuore,
una corsa senza senso mentre muore bianco il tetro cielo di luglio,
porta via con se ogni sensazione, ogni pensiero.
Oblio.
Voglia di piangere, voglia di sentire le gote solcate da vita ancestrale.
Lacrime prive di ogni emozione, di ogni movente. Pure lacrime.
Fame di vita, fame di carne, fame di corpo,
famelico impulso represso, una belva annegata nel suo conato;
le 5 e 20, ed è già la fine. Un'altra notte muore. La musica ha un odore diverso.

lunedì 30 giugno 2008

endgame

orizzonte indefinito

giovedì 19 giugno 2008

waiting for monday (3^ prova)

c'è un secondo errore nel testo della prima prova, oltre a quello sull'analisi del testo di Montale.

nel dossier Artistico-letterario, in fondo alla pagina 4/9, c'è la foto di una scultura (il Galata morente) e il trafiletto di commento, in cui essa viene spacciata come una "scultura romana", e viene fatto riferimento ai "celti".

Oltre alla vergognosa immagine che ci è stata propinata nelle fotocopie (non è a colori ovviamente, ma il grigiore rende praticamente irriconoscibili i particolari: si nota solo una figura umana su un pianale), quella citata non è un'opera romana, ma una "copia romana marmorea di una scultura ellenistica" (in bronzo) commissionata (l'opera originale) tra il 230 e il 220 a.C. da Attalo I di Pergamo per celebrare la vittoria contro i Galati.

Si potrebbe ribattere che quella dei Galati era una popolazione di derivazione celtica, ma se in un dossier in sede d'esame (che si spera attendibile) mi fanno riferimento ai Celti, io vado a pensare subito al nordeuropa, non certo alla Galazia che è una regione centrale della Turchia...

non ci sono parole per questo esame inutile per come sono strutturati programmi, commissioni e prove.. solo disgusto..